Chirurgia seno: le tecniche più recenti e le novità in Italia

Chirurgia seno: le tecniche più recenti e le novità in Italia

Da quando, nel 1962, è stata impiantata la prima protesi mammaria la chirurgia del seno ha fatto passi da gigante per migliorarsi e offrire operazioni sempre più sicure e meno traumatiche. Oggi i chirurghi italiani, come quelli di Adaesthetics,  propongono tecniche d’intervento avanzate con le quali non si mira solo a cambiare l’aspetto estetico ma anche ad offrire eccellenza negli interventi di tipo ricostruttivo, con un’attenzione crescente alla sicurezza delle pazienti. 

In Italia c’è anche un’importante novità, che ci proietta verso un futuro nel quale tutte le operazioni di chirurgia seno saranno registrate, studiate e monitorate al fine di perfezionarne gli esiti e investire in impianti perfettamente tollerati dal nostro organismo.

Chirurgia seno sempre più sicura con il Registro Nazionale delle protesi mammarie

Se nell’800 e nel secolo scorso la chirurgia seno non offriva ancora risultati incoraggianti e molte strade vennero presto abbandonate (prima l’infiltrazione di paraffina per l’aumento del seno, poi il trasferimento di grasso da altre zone del corpo -entrambe le tecniche causavano gravissimi problemi all’organismo) oggi si conoscono molto bene i rischi associati a materiali e tecniche d’intervento. 

Tra le operazioni più richieste spiccano ancora la mastoplastica additiva e la mastoplastica riduttiva. Nel primo caso la tecnologia delle protesi mammarie ha subito notevoli miglioramenti, consentendo interventi più precisi e naturali. Grazie alle tecnologie e alle competenze chirurgiche sempre più avanzate i rischi di complicazioni sono notevolmente diminuiti. 

Dal 2023 è operativo il Registro Nazionale degli impianti protesici mammari, uno strumento innovativo e fondamentale per monitorare l’uso e l’efficacia delle protesi, che fa guardare all’Italia come a un modello da seguire. Sono infatti ancora pochissimi a livello globale i registri di questo tipo e quello italiano è l’unico obbligatorio, per di più gestito direttamente dal Ministero della Salute, la massima autorità in tema di vigilanza sulla sicurezza della pratica chirurgica.

Ogni procedura – sia essa condotta a scopo estetico o ricostruttivo dopo la terapia oncologica- viene registrata: questo approccio permette il monitoraggio clinico delle pazienti nel tempo e consente di prevenire complicanze, migliorare la gestione post-operatoria e raccogliere dati epidemiologici utili per la ricerca. 

Grazie al Registro sarà anche possibile tenere traccia dei rari casi di linfoma anaplastico a grandi cellule, associato alle protesi (BIA – ALCL) di tipo texturizzato, oggi ritirate dal commercio. Questa forma di linfoma è stata riscontrata in un migliaio di occasioni in tutto il mondo, su un campione di 35 milioni di persone impiantate. In Italia l’incidenza è di 3 casi su 100.000 pazienti. Si tratta dunque di un rischio estremamente basso che però richiede di essere studiato con attenzione.

Dal futuro della chirurgia seno ci aspettiamo quindi che la ricerca, sostenuta anche dalla sperimentazione del Registro, si evolva sempre più nel senso di garantire accesso a protesi perfezionate e completamente biocompatibili. Ma quali sono quelle già disponibili oggi?

Protesi moderne: cosa offre la più recente chirurgia del seno

Per quanto riguarda le protesi mammarie la ricerca ha senz’altro compiuto progressi significativi, fornendo dispositivi considerati dalla comunità scientifica altamente efficienti e sicuri. 

Le protesi mammarie attualmente disponibili sul mercato sono realizzate in silicone coesivo, caratterizzato da una minor elasticità rispetto quello utilizzato negli anni ’80 e ’90, ma in grado di mantenere una forma più stabile. Il loro involucro esterno è composto da diversi strati di silicone, che agiscono come una sorta di barriera in caso di rottura della protesi. In tal modo il materiale non può fuoriuscire dalla protesi stessa.

In tutto il Mondo si lavora per trovare soluzioni diverse da quelle offerte dalla protesi al silicone: è in pieno fermento la ricerca su materiali più naturali e meglio tollerati, mentre in Italia è già oggetto di sperimentazione la protesi bioriassorbibile, che si degrada da sola e viene gradualmente sostituita da cellule tissutali prodotte dal corpo della stessa paziente.

Dei progressi della più recente microchirurgia ha beneficiato la ricostruzione autologa (senza uso delle protesi), tramite la quale si trasferiscono tessuti utili per la ricostruzione attraverso anastomosi estremamente precise tra i vasi sanguigni della sede ricevente e i tessuti trasferiti. Il vantaggio di questa tecnica consiste soprattutto nello scongiurare fenomeni di rigetto e allergie.

Tutto questo avviene senza la necessità di utilizzare i muscoli sottostanti la cute. L’intervento, di conseguenza, è meno traumatico e anche il processo di reintegrazione nella vita sociale e lavorativa è semplificato.